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Centosessantadue milioni di bambini costretti al lavoro |
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Scritto da Administrator
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Thursday, 12 June 2008 19:42 |
Centosessantadue milioni. Bambini, dai cinque anni, e adolescenti, fino ai quattordici. Sono le cifre drammatiche diffuse nella Giornata mondiale contro il lavoro minorile: ogni anno l'International Labour Organization (ILO) redige il rapporto con i dati raccolti in tutto il pianeta. L'onlus Save the Children ha diffuso un comunicato stampa in cui Fosca Nomis, responsabile dell'associazione, commenta il rapporto. La situazione è in leggero miglioramento e rispetto al 2002 si registra una diminuzione sensibile del fenomeno, soprattutto nel settore dei "lavori pericolosi" dove questo calo si quantifica in un 26%. Il 70% del lavoro minorile avviene nell'agricoltura, dove si rimane esposti all'inalazione di pesticidi. In una situazione più grave, se possibile, si trovano i bambini che vivono in riduzione di schiavitù: parliamo dei circa sei milioni di forzati al lavoro per l'estinzione di un debito, dei due milioni coinvolti nel giro della pornografia e prostituzione, di un milione di bambini rapiti o venduti, dei 250.000 impiegati come bambini-soldato e infine di bambini rapiti per l'espianto e traffico di organi.
La causa principale è da ricercarsi nella estrema povertà e nelle politiche del mercato del lavoro imposto dalle grandi aziende: per l'ILO l'unico deterrente contro il lavoro minorile è la scolarizzazione, la prima grande vittima dello sfruttamento minorile. Non è solo Africa, Asia e America Latina: il fenomeno ora riguarda anche l'Europa. Quella dell'Est. PeaceReporter ha raccolto alcune storie e situazioni dalla complessa mappa dello sfruttamento globale dei minori. Albania. Sono più di 40mila i bambini-lavoratori in Albania che vengono sottratti alla scuola. A denunciare la piaga di un Paese che ancora stenta a rialzarsi dall'oscurantismo di una dittatura comunista, è un'associazione di insegnanti che invitano a mantenere alta l'attenzione sul problema e che non si esaurisca nella sola giornata di oggi. "Il problema è legato alle aziende di vestiario e di calzature che subappaltano e delocalizzano per risparmiare sulla manodopera", si legge nel rapporto redatto per la Giornata mondiale contro il lavoro minorile, che stigmatizza il comportamento delle multinazionali accusate di imporre prezzi bassissimi alle ditte albanesi costringendo queste ultime all'impiego dei bambini. Poi c'è il traffico di bambini albanesi: nello scorso anno ne sono scomparsi duemila e il terribile sospetto è che vengano portati in Grecia e sottoposti a interventi chirurgici per l'espianto di organi, oppure destinati all'industria dell'accattonaggio. Brasile. “Sono nato e cresciuto nel Sertão, con i raggi inclementi del sole che mi colpivano le spalle. Ho visto tante infanzie perdute, forse di geni o artisti assassinati nella loro innocenza per ogni giorno di lavoro senza fine. Non sono mai riuscito a cancellare dai miei occhi la tristezza che ho provato in gioventù. Da adulto ho deciso di fotografare tutto”. Queste parole, pronunciate dal famoso fotografo brasiliano Sergio Pedreira, inquadrano appieno la tragedia che accomuna milioni di bambini lavoratori nel mondo, 600mila nel solo Brasile. Nato nel Nordeste, la regione più povera e arida del gigante sudamericano, ha scelto di non dimenticare e di lottare contro questa grande ingiustizia, che piega l'infanzia di troppi minori, schiavizzati e sfruttati. La sua lotta è chiara, la sua volontà è di informare il mondo sulle condizioni di lavoro dei piccoli, affinché questa realtà cambi. Ecuador. “Io sono l'ottavo di dieci fratelli. Cinque maschi e cinque femmine. La mia famiglia vive sulle Ande, io qua, in una stanza con altri sei miei coetanei. E di giorno lustro le scarpe alla gente di Quito. È l'unica maniera per tirare avanti e per aiutare mia madre”. Questa storia ce la racconta Jorge, ecuadoriano delle Ande. Ha otto anni e da due passa l'intera settimana lontano migliaia di chilometri dalla sua famiglia, lavorando. Ha occhi neri lucenti, la faccia tonda e sorridente, e una pelle olivastra sporca del grasso che usa per pulire le scarpe dei passanti. “Cerco di risparmiare tutto quello che incasso – spiega – ma non è semplice. Per fortuna qui in città ci sono molte associazioni umanitarie che mi ospitano per il pranzo e la cena, così almeno quelli non devo spenderli. Stare lontano dai miei all'inizio è stata dura. Quell'amaro groppo in gola pensavo non mi dovesse abbandonare mai più. Ma adesso mi son fatto un po' di amici, ho i miei punti di riferimento e qualche volta qualcuno mi tratta pure bene. Non mi lamento insomma”. E la scuola? “Non ho tempo di andarci. Ci sono dei corsi che le Ong organizzano per noi la sera. Ma molto spesso sono talmente stanco che a fatica tengo il cucchiaio per mangiare la zuppa di Casa Italia”. Bolivia. “Signore, fazzoletti? Arachidi? Costano solo pochi soldi”. Juan è giovane e fisicamente minuto. Cammina per le strade di La Paz, capitale della Bolivia, con la speranza di vendere qualcosa e portare denaro frusciante a casa. Non è sfruttato da feroci criminali che del lavoro minorile fanno una bandiera, ma non importa. A quell'età, non supera i 7 anni, non si dovrebbe lavorare, nemmeno per aiutare in famiglia. Ma la realtà di alcune nazioni, coma le povera Bolivia, impone una vita di sacrifici. Scalzo e con gli abiti maleodoranti, Juan se la ride a vedere che c'è ancora gente interessata alla sua storia, uguale a quella di tanti altri bambini boliviani. “Non vado a scuola. Spero, però, di poterci andare un giorno. Abito lontano da La Paz e vivo con sei fratelli, mia mamma e mio papà. In casa, a parte le mie sorelle, lavoriamo tutti. Sono felice perché qualche turista mi lascia soldi in cambio di nulla. Io li metto in tasca e li porto alla mamma che li usa per comprare da mangiare. Non mi vergogno di quello che faccio. Mio papà dice che si deve fare, se si vuole mangiare. Da grande vorrei guadagnare tanti soldi e regalare alla mia famiglia una casa con il bagno nuovo”. Centro America. I bambini che lavorano, molto spesso, vanno a scuola al mattino, mentre al pomeriggio finiscono per alimentare il mercato del lavoro minorile. Ne sanno qualcosa a Panama dove le cifre ufficiali raccontano che nel Paese sarebbero più di 9mila i lavoratori (molti nelle case dei benestanti) sotto i 18 anni. Spesso, troppo spesso, i lavori a cui sono costretti bambini e adolescenti sono degradanti e pericolosi, e il regime di schiavitù a cui sono sottoposti è normalità. In Salvador, secondo alcune stime, sarebbero quasi 15mila i minori sfruttati. In Honduras oltre 20mila. In Nicaragua quasi 18mila e nella ricca Costa Rica poco meno di 13mila. Stella Spinelli Alessandro Grandi
Nicola Sessa |
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